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photo_DDE8337A_C4F0_29E9_41BE_853FD5E80D8B.label = Fig. 09 s28483
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photo_BAE4E976_AEE6_BEAF_41D0_330FF68B0FF0.label = Fig. 52 s28484
album_868F8468_9EFE_4380_41C8_B17744C31E2B_1.label = Fig. 52 s28484
photo_D05CFA26_C99A_47B1_41C9_F12EDF4CFA01.label = Fig. 53 s28492
album_868F8468_9EFE_4380_41C8_B17744C31E2B_2.label = Fig. 53 s28492
photo_D33B78EA_C4F0_18E9_41E6_EA6065F4C743.label = Fig. 54 s28485
album_868F8468_9EFE_4380_41C8_B17744C31E2B_3.label = Fig. 54 s28485
photo_DD638770_C4F0_29F9_4193_12D5670A1834.label = Fig. 55 s28493
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album_868F8468_9EFE_4380_41C8_B17744C31E2B_5.label = Fig. 56 s28490
photo_DC72201B_C4F0_672F_41C3_F1937EE473F3.label = Fig. 56 s28490
photo_BFBB8A19_A9E8_D308_41DB_3273DF0E1763.label = Fig. 57 s28489
album_868F8468_9EFE_4380_41C8_B17744C31E2B_6.label = Fig. 57 s28489
album_868F8468_9EFE_4380_41C8_B17744C31E2B_7.label = Fig. 58 s28488
album_868F8468_9EFE_4380_41C8_B17744C31E2B_8.label = Fig. 59 s28487
photo_DC261A7B_C4FF_FBEF_41D3_DAB23F4BE335.label = Fig. 59 s28487
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photo_D1036F57_C99A_FD90_41E5_A82EA9F91BED.label = Fig. 60 s28491
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photo_DDE78966_C4F0_7919_41E6_11EE5C309B52.label = Fig. 62 s28486
panorama_9786FB83_9A2E_7664_41CA_A4F75F9307E9.label = Ingresso Salone - centro
panorama_A0DB4E92_AEEB_E7E9_41E4_15D9CD28DC00.label = Loggiato centro
panorama_A0DABF16_AEEB_E6E8_4195_539B9EBF0A82.label = Loggiato finestra
photo_37FAB2F3_251D_B53F_41C0_57AA1EFB7361.label = Meloria-2
model_A00AB2C6_AEAD_7F68_41CF_4DF35C9A0AED.label = Salone 3D
album_868F8468_9EFE_4380_41C8_B17744C31E2B.label = Sequenza foto d'epoca
panorama_81F0C0E7_9FD6_C48F_41CA_0AE805D12BC7.label = balaustrata - destra
panorama_81EDD228_9FD6_4781_41DD_A75CD4038AF6.label = balaustrata - sinistra
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panorama_D47036D1_C6EC_6FFC_41CA_1188F44E8AF6.label = ingresso Salone - sinistra
photo_3646F80D_2504_B4EB_41AB_6C8D13FB9310.label = lusignano
photo_36CB28E2_2505_9559_4170_96117CB82AE4.label = monocromi
photo_310ED5D0_251C_9F79_41B1_F2E04AE6CE50.label = nicchie
panorama_801B7E8F_9F5A_3C9F_41DD_4877EC60D2A6.label = sinistra Salone - centro
photo_8843139C_9E15_0BBE_41D7_64BE359182B4.label = soffitto
photo_3621AD90_251B_8FF9_4180_16D543FE1CA5.label = trono
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htmlText_DAAEF7A5_C976_4CB3_4189_3CFDDF0BA6C6.html =
Altra immagine dell'ingresso alla mostra del 1978-79 su Genova e i Genovesi a Palermo. Anche da questa foto d'epoca è possibile cogliere il forte taglio didascalico voluto per la prima sezione, fortemente improntato a spiegare in maniera concisa ma efficace i duraturi legami storici tra le due città.
htmlText_D386A34E_C996_45F1_41CD_EB4D6ED933FD.html = Con il supporto di fotografie aeree, venivano messe in evidenza le zone urbane di principale occupazione e degli interessi economici della nazione genovese, cominciando dalla Cappella dei Genovesi nella Basilica di San Francesco d’Assisi, in cui spiccavano le riproduzioni della Madonna dell’Umiltà di Bartolomeo Pellerano da Camogli e dell’Altare di San Giorgio di Antonello Gagini, che saranno approfonditi nella apposita sezione della mostra. Nel suo contributo agli atti, Vittorio Savona, curatore della mostra, raccoglieva il percorso descrittivo dei pannelli, partendo proprio dalla riproduzione fotografica della Madonna dell’Umiltà del Pellerano, come primo indicatore visuale del «vincolo spirituale che lega i ‘mercatores’ genovesi all’ordine francescano», fino alla committenza ad Antonello Gagini del rilievo di San Giorgio e il drago, motivo iconografico ricorrente in numerose opere a bassorilievo, che costituisce di per sé un continuo rimando sull’asse artistico Liguria-Sicilia.
htmlText_D097F537_C995_CD9F_41CF_CC061729B4D2.html = Da questo punto a seguire si entrava nella sezione dedicata all'Oratorio di Santo Stefano che si sviluppava sul piano rialzato della balaustrata della Sala del Maggior Consiglio. Qui si possono riconoscere, da sinistra a destra, le riproduzioni delle tele, sette delle otto rettangolari che decoravano l’Oratorio e altre due ottagonali. Ai tempi della mostra, con qualche distinguo ad opera degli studiosi Maria Grazia Paolini e Vittorio Savona, le tele erano in alcuni casi attribuite al pittore genovese Domenico Fiasella e alla sua bottega, o più genericamente ad ambito genovese, mentre oggi, come vedremo nella Sala dedicata all'Oratorio di Santo Stefano, le tele sono genericamente attribuite a Bernardo Castello e suoi aiuti, intorno al 1619, a partire dall'unica tela datata e firmata, quella appunto del Martirio di Santo Stefano.
Le opere, che si trovano oggi nei depositi del Museo Diocesano, erano tutte raccontate attraverso una carrellata di riproduzioni fotografiche.
htmlText_36967A6C_23E4_3E9D_41C0_51EE834DEC64.html = Il dipinto in questa lunetta raffigura La battaglia della Meloria, storico scontro avvenuto il 6 agosto 1284, vicino a Livorno, tra Genova e Pisa, in un’epoca nella quale entrambe si contendevano il controllo delle rotte commerciali nel Mediterraneo. Genova organizzò un attacco molto intelligente: nascose parte della sua flotta e, mentre le due flotte erano impegnate da ore in una battaglia violentissima, attaccò di sorpresa con quelle, sbaragliando i nemici. Il risultato fu una grande vittoria per Genova: Pisa perse gran parte della sua flotta e circa 10.000 uomini, molti dei quali furono fatti prigionieri. Questa sconfitta – unita alla successiva distruzione di Porto Pisano sempre per opera dei genovesi nel 1290 – contribuì marcò in maniera forte il declino del potere navale pisano, mentre Genova si confermò come una delle potenze marittime più forti dell’epoca.
L’opera è stata realizzata con la ricostruzione che seguì al devastante incendio del Salone nel 1777, ed è di mano del pittore piemontese Giovanni David, che volle mostrare con grande forza e drammaticità lo scontro tra soldati e marinai, celebrando la vittoria genovese.
htmlText_88052162_9E0D_048B_41DB_E8645E2D5482.html = Il grande affresco sulla volta del Salone del Maggiore Consiglio del Palazzo Ducale di Genova ha una storia ricca e travagliata.
Nel Seicento, il soffitto era decorato con tre scene, tra cui l’apoteosi della Liguria e due celebrazioni storiche legate alle crociate.
Tuttavia nel 1777 un devastante incendio distrusse gran parte del Salone. Per finanziarne la ricostruzione, vennero raccolti fondi, anche dalla potente famiglia Giustiniani, che in cambio ottenne il diritto di scegliere il soggetto e l'artista per il nuovo dipinto. Nel 1782, fu bandito un concorso vinto dal pittore veneziano Giandomenico Tiepolo, che completò l'affresco nel 1785. L'opera celebrava l’apoteosi della Liguria e le glorie della famiglia Giustiniani, ma si deteriorò rapidamente a causa delle deformazioni del soffitto, che furono corrette solo molto tempo dopo.
Nel 1875, l'affresco di Tiepolo fu sostituito con quello di Giuseppe Isola, un pittore genovese. Il nuovo dipinto, completato nel 1876, ha un significato allegorico, rappresentando il ruolo centrale della Liguria nello sviluppo dell'Italia, in particolare attraverso il commercio e la navigazione. La Liguria è personificata come una figura femminile su una roccia, circondata da simboli di scienze e attività legate al commercio, come la Geografia, la Nautica e l'Aritmetica. Mercurio, simbolo del commercio, guida l'Abbondanza, che versa ricchezze ai piedi della Liguria. La figura dell'Economia, posta dietro a destra, invita a utilizzare saggiamente queste ricchezze.
La Liguria, orgogliosa dei suoi successi, offre dunque le sue ricchezze alla madre Italia, che le accoglie con gioia. Attorno a lei, altre allegorie delle principali regioni italiane compongono una corona. Nella parte inferiore del dipinto, il porto di Genova è pieno di navi e operai, mentre mercanti di diverse nazionalità trattano tra le merci. L’operosità è ben ribadita dalle due figure in basso a destra, nelle quali si vede un angelo che (reggendo lo stemma della città) respinge con disprezzo l’orrenda figura di un uomo ozioso.
In alto la Fama, seguita da angioletti, vola sopra la scena con la scritta: Italiae Ligurum virtus operosa decori, cioè "La virtù operosa della Liguria decora l'Italia".
L'opera celebra il lavoro e il commercio, rifiutando l'ozio, rappresentato da una figura disprezzata dal "Genio della Liguria".
htmlText_D07740D3_C975_C497_41CA_094FAB319B8A.html = In questa immagine viene documentata la parte iniziale della mostra il cui tema riguardava l’esposizione delle pale d’altare commissionate dai Genovesi per la loro chiesa “nazionale”. In esposizione nella mostra Genova e i Genovesi a Palermo, giunsero da Palermo i due capolavori degli artisti genovesi: la Madonna Regina di Genova di Domenico Fiasella e la Lapidazione di Santo Stefano di Bernardo Castello. Tra le due tele, si nota la copia a stampa e in scala ridotta della pala d’altare di Filippo Paladini, con San Luca che ritrae la Madonna.
htmlText_3BFF9078_23FC_4A86_4177_F54F95FAF128.html = In quest’area delimitata da eleganti balaustrate di marmo stava anticamente il il baldacchino con il trono dogale, simbolo per eccellenza del potere della Repubblica di Genova e della sua aristocrazia. Quel seggio solenne con il quale il doge (perno centrale dell’ordinamento politico della Repubblica) presiedeva il Maggior Consiglio, fu però distrutto durante la rivoluzione del 1797, che decretò la fine della Repubblica. Con il successivo passaggio al Regno di Sardegna, nel 1815, il trono non venne più ricostruito: Palazzo Ducale perse infatti il suo ruolo di centro del potere e fu destinato a ospitare la magistratura. In quegli anni, a testimonianza del nuovo ordine, sulla parete venne collocato il grande stemma della Casa Savoia che ancora oggi domina il Salone.
htmlText_DE48F6E9_C97D_CCB3_41E4_F6ABD663BB40.html = L'area introduttiva della mostra "Genova e i Genovesi a Palermo" a Palazzo Ducale era situata in questo punto del Loggiato Maggiore di Palazzo Ducale, a ridosso dell'ingresso al Salone del Maggior Consiglio. Il percorso prevedeva una sezione di carattere didascalico, che serviva a inquadrare il contesto geografico e i rapporti mediterranei di Genova con la Sicilia, in particolare evidenziando la distribuzione delle colonie genovesi e dei fondaci nell’isola.
htmlText_375B3679_2505_7D2B_41B7_029C83502E38.html = L’episodio richiama uno dei momenti più significativi della potenza medievale della Repubblica di Genova. Nel 1373 la flotta genovese intervenne nell’isola, impegnata in una guerra dinastica tra i Lusignano e i Veneziani. I genovesi riuscirono a conquistare Famagosta, la più ricca città portuale dell’isola, e catturarono Giacomo I, che rimase prigioniero per quasi dieci anni. La sua liberazione, avvenuta nel 1382, non fu però un atto di generosità: Genova ottenne in cambio ampi privilegi commerciali e soprattutto il controllo diretto di Famagosta, che divenne per secoli il centro strategico dei traffici liguri nel Mediterraneo orientale. L’episodio, dunque, non solo celebrava l’abilità militare genovese, ma anche la sua capacità di tradurre la forza navale in potere economico e politico.
Sappiamo che il tema venne realizzato da Emanuele Andrea Tagliafichi su un bozzetto di Giovanni David nella fase di ristrutturazione successsica all’incendio del 1777, ma nel Salone seicentesco andato distrutto esisteva un dipinto dello stesso soggetto (realizzato dai pittori bolognesi Marcantonio Franceschini e Tommaso Aldrovandini), a conferma della grande importanza attribuita a questa vittoria nella memoria collettiva genovese.
htmlText_D030BF2E_C96A_DDB1_41A7_913986074B89.html = L’esposizione delle pale d’altare commissionate dai Genovesi si concludeva con l'unica altra tela originale proveniente dall'Oratorio di Santo Stefano. Santo Stefano che guarisce gli infermi, datata 1619 e attribuita nel tempo a Domenico Fiasella e a Niccolò Tourer “il franzese”, giunta in prestito dal Museo Diocesano di Palermo, che faceva parte della serie delle otto rettangolari sulle storie della vita del Santo. Secondo Vittorio Savona, la tela di Santo Stefano che guarisce gli infermi andava attribuita senz’ombra di dubbio al Fiasella, da lui definito «stupendo brano di naturalismo e verità, poiché rimanderebbe direttamente all’arte del Caravaggio», in particolare per la «citazione addirittura puntuale al Martirio di San Matteo». Oggi invece, insieme alle altre opere del ciclo, anche questa tela viene attribuita a Bernardo Castello e alla sua cerchia. Il percorso di visita proseguiva con le riproduzioni della pala con Estasi di San Francesco d’Assisi, oggi attribuita al siciliano Gerardo Astorino, e della pala di Santa Maria della Vittoria di Luca Giordano, entrambe dalla Chiesa di San Giorgio. In questo modo, l'esposizione veniva quasi riunificandosi, grazie al percorso a zig zag della struttura tubolare che riconnetteva le due ali dell'esposizione, dal fianco destro a quello sinistro della Sala del Maggior Consiglio.
htmlText_3473C4F1_23FC_CB87_41B7_BF42B76F0A06.html = Nel 1805, in occasione della visita a Genova di Napoleone, appena incoronato re d’Italia, fu realizzata una serie di dipinti e sagome monocrome con putti, collocati sui lati lunghi del Salone del Maggior Consiglio.
Queste opere, in stile neoclassico e con un contenuto allegorico, si susseguono in una sequenza che esplora temi di virtù, giustizia e valori morali, riflettendo il contesto storico dell'epoca.
Entrando dal portone principale e partendo da sinistra, le opere raffigurano: “La Storia e la Poesia celebrano il Merito, il quale, per modestia, resiste alla Gloria che quelle gli vogliono procurare” di Paganelli; “Il Genio delle Nazioni assiste al bacio fra la Giustizia e la Pace”, sempre di Paganelli; “La Terra e l’Acqua si stringono la mano in segno d’amicizia” di Giuseppe Bacigalupo; “La Virtù addita all’Eroe il tempio della Gloria” di Giuseppe Bacigalupo; “Marte presenta a Minerva l’effigie di Napoleone” di Gerolamo Celle; “La Giustizia premia il Merito e addita la dimora della Virtù” di Celle; infine, “Il Sole rivela l’essenza delle cose e svergogna la Frode e il Tradimento” di Giulio Ballino.
Proseguendo a quel punto oltre le balaustrate in marmo che segnavano la zona destinata al trono dogale, e ritornando verso l’ingresso, sulla parete si vedono in sequenza: “La Prudenza e il Valore tengono incatenata la Fortuna” di Giulio Ballino; “La Pubblica Felicità versa i suoi doni in seno alla Virtù e alla Fedeltà” di Giulio Ballino; “Ercole tronca le sette teste dell’Idra” di Gerolamo Celle; “Apollo saetta il serpente Pitone” e “Il Segreto e la Precauzione conducono a buon fine gli umani progetti” di Giuseppe Bacigalupo; “L’Umanità soccorre l’Infelicità” di Paganelli; infine “Minerva, con ilarità, conforta lo Spirito delle Lettere” sempre di Paganelli.
Queste opere, con il loro linguaggio simbolico, raccontavano una visione idealizzata del mondo e dei valori, riflettendo l'importanza di Napoleone e dei principi che egli rappresentava agli occhi dei reggenti di Genova del periodo.
htmlText_37FF7503_251C_BCDF_41BD_7BCF37A161E2.html = Quando nel 1591 venne costruito il Salone del Maggior Consiglio, l’architetto Andrea Vannone lo arricchì con una serie di nicchie pensate per ospitare le statue in marmo dei patrizi che avevano reso grandi servizi alla Repubblica di Genova.
Dopo il terribile incendio del 1777, le statue furono restaurate, e alla fine del Settecento se ne contavano otto: raffiguravano figure di spicco come Tommaso Raggio, Ansaldo Grimaldi, Vincenzo Odone, Giulio Sale, Paolo e Bendinelli Sauli, il doge Giovanni Battista Cambiaso e perfino Armand Jean de Vignerot du Plessis, duca di Richelieu. Quest’ultimo, maresciallo di Francia e nipote del celebre cardinale, era giunto a Genova nel 1747 durante la guerra di successione austriaca, contribuendo al rafforzamento delle difese cittadine.
Le statue erano opere di alcuni tra i più grandi scultori genovesi del Settecento, come Domenico Parodi, Pasquale Bocciardo, Giovanni Baratta e Francesco Schiaffino, e rappresentavano un chiaro omaggio all’aristocrazia della Repubblica. Tuttavia, nel 1797, durante i moti giacobini che segnarono la fine dello Stato genovese, furono abbattute e distrutte come simboli di un potere ormai tramontato. Con l’abolizione della Repubblica e il successivo passaggio di Genova al Regno di Sardegna nel 1815, le statue non furono mai ricollocate, e le nicchie che le accoglievano rimasero vuote.
htmlText_DFF2F51B_C97F_CD97_41E4_72E5B1E05247.html = Questa foto della mostra “Genova e i Genovesi a Palermo” immortala il tratto conclusivo dell’esposizione, in cui la pannellistica a supporto della cartografia storica serviva a inquadrare il contesto fra la fine del 1500 e la prima metà del 1600, periodo nel quale spiccava la figura del cardinale Giannettino Doria, il cui ritratto originale, di anonimo, chiudeva il percorso. Dalle carte d'archivio abbiamo scoperto che questo ritratto fu inserito in extremis fra quelli richiesti in prestito dalla Sicilia. Per l’occasione il dipinto fu sottoposto a un restauro nel laboratorio della Soprintendenza di Genova. Non fu certo un caso la scelta di chiudere il percorso con Giannettino Doria. Presente sulla scena palermitana ininterrottamente dal 1609 (anno della nomina ad Arcivescovo) al 1642 (anno della morte), sotto il suo consolato vennero rinvenute le reliquie di Santa Rosalia nel 1624. L’Arcivescovo Doria raffigurava quindi il personaggio che maggiormente aveva espresso non solo il prestigio dei Genovesi in città, ma anche le strette connessioni cultuali-religiose ed artistiche sull’asse Genova-Palermo. Fu proprio lui a inviare in dono ai Genovesi una reliquia di Santa Rosalia, conservata ancor oggi in un reliquario presso la chiesa di S. Martino a Pegli.
htmlText_D0186A99_C99E_4493_41CA_0D41C02903ED.html = Questa immagine ci racconta come il percorso di visita, sull'altro lato della Sala, chiudesse con le ultime due tele ottagonali provenienti dall'Oratorio di Santo Stefano, aprendo poi alla descrizione di opere importanti provenienti da altri contesti. Al centro della foto spicca la riproduzione della Madonna del Rosario di Antoon Van Dick, proveniente invece dall'Oratorio di San Domenico. A destra si conclude con la tela del Giacobbe che inganna il padre cieco, attribuita al Fiasella dopo il 1660, pervenuta nelle collezioni della Galleria di Palazzo Abatellis, ma proveniente dalla Casa dei Padri Filippini all’Olivella a Palermo. La presenza della riproduzione della Madonna del Rosario di Van Dick si situava anch’essa nell’ambito delle importanti commissioni storico-artistiche, da porsi in quegli anni sulla linea Palermo-Genova. Durante la sua permanenza in Sicilia, il pittore fiammingo aveva ricevuto prestigiosi incarichi, fra cui quello da parte della Compagnia del Rosario per la realizzazione di una tela raffigurante la Madonna del Rosario e Santi, realizzata fra il 1625 e il 1627. Qui, fra gli altri, spiccavano le quattro patrone della città, fra cui Santa Rosalia, che aveva liberato Palermo dalla peste del 1624. Come approfondiremo nella penultima sezione di questa mostra, numerose furono le commissioni di opere d'arte ad artisti genovesi anche per l'Oratorio di San Domenico, in cui spiccava la presenza di alcuni confrati genovesi.
htmlText_D03982EF_C99E_448F_41E1_4C55ED4BD278.html = Un focus fotografico riguardava l’area un tempo occupata dalle Logge mercantili e tuttora denominata Piazza della Loggia, con la fontana del Garraffello e i prospetti dei palazzi prospicienti, insieme a fotografie aeree dei contesti urbanistico-topografici di riferimento. Questo focus rimandava nello specifico all’intervento, tenutosi il 13 gennaio 1979 a Palazzo Tursi, di Salvatore Guadagna, allora assessore all’urbanistica della città di Palermo, sul risanamento di questa porzione del centro urbano della città, confrontatosi sullo stesso tema col suo omonimo genovese, l’assessore Renato Drovandi.
htmlText_D1BA9738_C97B_CD91_41E0_5AC93012C7B2.html = Un secondo focus fotografico dal taglio urbanistico-topografico inquadrava l’area della Chiesa di San Giorgio dei Genovesi, ancora ferita dalle lacerazioni del tessuto urbano a causa dei bombardamenti delle forze angloamericane nel 1943. Anche questa porzione della città e le politiche adottate o da adottare per il suo risanamento vennero descritte dall’assessore all’Urbanistica di Palermo Salvatore Guadagna, nell’incontro tenutosi il 13 gennaio 1979 a Palazzo Tursi a Genova.
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window_88057162_9E0D_048B_41B3_926A7C4A7DA4.title = Allegoria del commercio dei Liguri
window_3471C4F1_23FC_CB87_41BB_1EBDB6DB3B33.title = I monocromi e le sagome
window_375B1679_2505_7D2B_416C_5C405047B688.title = Il doge Leonardo Montaldo libera Jacopo di Lusignano, re di Cipro
window_3BFDA078_23FC_4A86_41B5_02B2EDB33ED3.title = L'area del trono
window_36905A6C_23E4_3E9D_419E_1BEF18008A1D.title = La battaglia della Meloria
window_37FEA503_251C_BCDF_41B9_73F9CC8A89BA.title = Le nicchie
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Button_1B9A6D00_16C4_0505_4197_F2108627CC98.label = LA MOSTRA DEL 1978-79
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HTMLText_0B4B0DC1_11C0_6277_41A4_201A5BB3F7AE.html = Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura
Centro di documentazione DocSAI - Centro di Documentazione per la Storia, l’Arte, l’Immagine di Genova
Realizzazione del virtual tour:
Elisa Bonacini
Università degli studi di bari "aldo Moro"- Progetto di ricerca “Museums: Back to the future”, settore scientifico disciplinare Museologia (L-Art 04 / ARTE 01-D), attivato all’interno del progetto “Cultural Heritage Active Innovation for Sustainable Society - CHANGES” codice n. PE00000020 - CUP: H53C22000860006
Ideazione, ricerca, progettazione del reenactment e testi sulla mostra “Genova e i Genovesi a Palermo 1978-2025”.
Andrea Paolini
università di genova - dipartimento di italianistica, romanistica, antichistica, arti e spettacolo
Riprese fotografiche e modellazione 3D, creazione del virtual tour interattivo, testi informativi su Palazzo Ducale.
ringraziamenti:
Si ringrazia lo staff della Fondazione Palazzo Ducale Genova, nelle persone della responsabile Ufficio mostre dott.ssa Claudia Bovis, del personale tecnico dott. Roberto Gallo e dott. Jacopo Paolo Bertolazzi, e della dott.ssa Maddalena Chiesa Bosmenzi, responsabile servizi eventi per aver consentito al dott. Andrea Paolini - cui va la mia più grande riconoscenza per la collaborazione e la realizzazione del virtual tour interattivo presentato in questa sede -, l’acquisizione degli spazi della Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale.
Si ringrazia altrettanto il personale del Comune di Genova, nelle persone della dott.ssa Andreana Serra, Direzione Politiche Culturali – Musei, responsabile Polo Storia e memoria cittadina, con il dott. Enrico Isola, responsabile Archivio Storico del Comune, il dott. Lorenzo Vivarelli, responsabile Archivio fotografico del Centro di documentazione DocSAI e la dott.ssa Anna Iodice, responsabile Supporto Giuridico, per il materiale fotografico d'archivio relativo alla mostra "Genova e i Genovesi a Palermo", utilizzato in questo progetto.
Elisa Bonacini
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il salone del maggior consiglio, 1978-2025
Un tour tra passato e presente
Questo virtual tour intende mostrare il luogo che fu scelto per ospitare la mostra "Genova e i Genovesi a Palermo" del 1978-1979.
La scelta non fu casuale: Palazzo Ducale rappresenta uno dei luoghi più importanti nella storia della Repubblica di Genova. Qui risiedeva e viveva il Doge per tutta la durata del suo mandato, e qui si svolgevano le assemblee più importanti della Repubblica, tra cui il Maggior Consiglio, da cui questo ambiente prende il nome.
La mostra su Genova e i genovesi a Palermo venne svolta in un momento particolarmente significativo per la vita dell'edificio: negli anni precedenti era stato sede della magistratura e del tribunale, e proprio al termine di questa mostra - tra il 1979 e il 1992 - s'intrapresero grossi lavori di restauro e adeguamento per trasformarlo in un ente e luogo culturale di primissima importanza per mostre, conferenze, ed eventi.
Sono dunque state prese foto d'epoca della mostra su Genova e i Genovesi a Palermo (gentilmente concesse dal DocSAI di Genova) e si è cercato di ricollocarle nello spazio attuale.
Questa possibilità di visione "ibrida" degli ambienti è complementare allo studio di dettaglio creato da Elisa Bonacini su ArtSteps, e visitabile al link seguente:
COME PERCORRERE IL VIRTUAL TOUR
Il percorso della mostra del 1978-79 partiva dal Loggiato Maggiore e si sviluppava ad anello all'interno del Salone, per poi uscire nuovamente nel Loggiato.
Anziché obbligare su quel percorso, in questo virtual tour si può partire da qualsiasi punto, e vedere liberamente il Salone nel suo aspetto dell'epoca.
Ogni foto d'epoca è corredata da un pulsante in rosso, che permette di visualizzare informazioni su quanto mostrato da essa.
Per nascondere la foto d'epoca e vedere appieno il Salone nel suo aspetto attuale basta cliccare sulla prima icona del menù a scomparsa in alto a destra, che attiva e disattiva la vista delle foto.
Nella vista generale 3D (icona al centro del menù a scomparsa) sono inoltre visualizzabili alcuni punti d'interesse del Salone, come gli affreschi e i dipinti monocromi, con le loro descrizioni.
aVVERTENZA:
Questo tour è stato ideato e realizzato da Elisa Bonacini ed Andrea Paolini su gentile concessione del Comune di Genova; non è consentito il riutilizzo delle immagini e modelli 3D in esso presenti senza previa autorizzazione della Direzione Musei del Comune di Genova.
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Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura
Centro di documentazione DocSAI - Centro di Documentazione per la Storia, l’Arte, l’Immagine di Genova
Realizzazione del virtual tour:
Elisa Bonacini
Università degli studi di Bari "Aldo Moro"- Progetto di ricerca “Museums: Back to the future”, settore scientifico disciplinare Museologia (L-Art 04 / ARTE 01-D), attivato all’interno del progetto “Cultural Heritage Active Innovation for Sustainable Society - CHANGES” codice n. PE00000020 - CUP: H53C22000860006
Ideazione, ricerca, progettazione del reenactment e testi sulla mostra “Genova e i Genovesi a Palermo 1978-2025”.
Andrea Paolini
Università di Genova - Dipartimento di italianistica, romanistica, antichistica, arti e spettacolo
Riprese fotografiche e modellazione 3D, creazione del virtual tour interattivo, testi informativi su Palazzo Ducale.
ringraziamenti:
Si ringrazia lo staff della Fondazione Palazzo Ducale Genova, nelle persone della responsabile Ufficio mostre dott.ssa Claudia Bovis, del personale tecnico dott. Roberto Gallo e dott. Jacopo Paolo Bertolazzi, e della dott.ssa Maddalena Chiesa Bosmenzi, responsabile servizi eventi per aver consentito al dott. Andrea Paolini - cui va la mia più grande riconoscenza per la collaborazione e la realizzazione del virtual tour interattivo presentato in questa sede -, l’acquisizione degli spazi della Sala del Maggior Consiglio di Palazzo Ducale.
Si ringrazia altrettanto il personale del Comune di Genova, nelle persone della dott.ssa Andreana Serra, Direzione Politiche Culturali – Musei, responsabile Polo Storia e memoria cittadina, con il dott. Enrico Isola, responsabile Archivio Storico del Comune, il dott. Lorenzo Vivarelli, responsabile Archivio fotografico del Centro di documentazione DocSAI e la dott.ssa Anna Iodice, responsabile Supporto Giuridico, per il materiale fotografico d'archivio relativo alla mostra "Genova e i Genovesi a Palermo", utilizzato in questo progetto.
Elisa Bonacini
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IL PALAZZO DUCALE DI GENOVA
CENNI STORICI
Il Palazzo Ducale è uno dei luoghi simbolo di Genova. Da oltre sette secoli accompagna la vita della città, cambiando volto insieme a lei e raccontando una storia di potenza, splendore e trasformazioni.
Le sue origini risalgono al 1291, pochi anni dopo la grande vittoria dei genovesi contro Pisa nella battaglia della Meloria. In quel periodo Genova era al massimo della sua forza e volle costruire un edificio che rappresentasse questo prestigio. Il primo nucleo del palazzo sorse unendo e ristrutturando alcune case private vicino al Palazzo Arcivescovile, destinate inizialmente agli Abati del Popolo. Poco dopo lo si fuse con un palazzo confiscato da alcuni anni alla potente famiglia Fieschi, e che era stato temporaneamente destinato al Capitano del Popolo.
Dal 1339, con l’elezione del primo doge Simone Boccanegra, l’edificio fu chiamato Palazzo Ducale. In quegli anni era già presente la Torre Grimaldina, che ospitò per secoli le prigioni nei suoi piani bassi, e che ancora oggi svetta con fierezza, sormontata dalla bandiera di Genova.
Nel Cinquecento, dopo le grandi riforme di Andrea Doria e di suo nipote Giovanni Andrea, il palazzo cambiò nuovamente volto. L’architetto Andrea Ceresola, detto “il Vannone”, lo trasformò in un imponente edificio manierista: realizzò lo Scalone Dogale, i sontuosi Appartamenti del Doge, il Loggiato Maggiore, la cappella privata e i due grandi saloni del Maggior e del Minor Consiglio. Con le sue nuove forme e le ricche decorazioni, il Palazzo Ducale divenne un vero e proprio palazzo di Stato, simbolo della potenza della Repubblica di Genova.
Al suo interno, oltre ad affreschi, arazzi e opere d’arte, erano conservati veri e propri tesori della memoria cittadina: il codice diplomatico di Cristoforo Colombo, un cannone di cuoio usato nella guerra di Chioggia, corazze appartenute a donne che presero parte alle crociate, un rostro navale romano recuperato nel porto e la celebre Tavola bronzea di Polcevera, oggi custodita al Museo di Archeologia Ligure.
Il 3 novembre 1777 un terribile incendio distrusse gran parte del corpo centrale dell’edificio, compresi i due saloni principali. La ricostruzione fu affidata all’architetto ticinese Simone Cantoni, che ridisegnò l'edificio in stile neoclassico, più elegante e moderno, ma anche segno forse un po' nostalgico di un passato glorioso ormai in stridente contrasto con una Repubblica ormai economicamente e politicamente indebolita, e che sarebbe definitivamente sparita vent'anni dopo con l'invasione napoleonica.
Con l’annessione al Regno di Sardegna dei Savoia, nel 1815, il palazzo perse la sua funzione politica e venne destinato alla magistratura cittadina, che lo occupò fino al 1976. Con il progressivo trasferimento del tribunale nella nuova sede di Piccapietra, l’edificio conobbe anni di abbandono.
Solo negli anni ’80 del Novecento un grande restauro, guidato da Giovanni Spalla, restituì nuova vita al Palazzo Ducale, trasformandolo in quello che è oggi: un centro culturale pulsante, che ospita mostre, conferenze, eventi e custodisce al suo interno l’Archivio storico di Genova e la Società Ligure di Storia Patria.
Oggi, passeggiando nei suoi saloni e nei suoi cortili, non si cammina solo in un palazzo: si attraversano secoli di storia genovese, tra potere, arte e memoria.
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IL PALAZZO DUCALE DI GENOVA
CENNI STORICI
Il Palazzo Ducale è uno dei luoghi simbolo di Genova. Da oltre sette secoli accompagna la vita della città, cambiando volto insieme a lei e raccontando una storia di potenza, splendore e trasformazioni.
Le sue origini risalgono al 1291, pochi anni dopo la grande vittoria dei genovesi contro Pisa nella battaglia della Meloria. In quel periodo Genova era al massimo della sua forza e volle costruire un edificio che rappresentasse questo prestigio. Il primo nucleo del palazzo sorse unendo e ristrutturando alcune case private vicino al Palazzo Arcivescovile, destinate inizialmente agli Abati del Popolo. Poco dopo lo si fuse con un palazzo confiscato da alcuni anni alla potente famiglia Fieschi, e che era stato temporaneamente destinato al Capitano del Popolo.
Dal 1339, con l’elezione del primo doge Simone Boccanegra, l’edificio fu chiamato Palazzo Ducale. In quegli anni era già presente la Torre Grimaldina, che ospitò per secoli le prigioni nei suoi piani bassi, e che ancora oggi svetta con fierezza, sormontata dalla bandiera di Genova.
Nel Cinquecento, dopo le grandi riforme di Andrea Doria e di suo nipote Giovanni Andrea, il palazzo cambiò nuovamente volto. L’architetto Andrea Ceresola, detto “il Vannone”, lo trasformò in un imponente edificio manierista: realizzò lo Scalone Dogale, i sontuosi Appartamenti del Doge, il Loggiato Maggiore, la cappella privata e i due grandi saloni del Maggior e del Minor Consiglio. Con le sue nuove forme e le ricche decorazioni, il Palazzo Ducale divenne un vero e proprio palazzo di Stato, simbolo della potenza della Repubblica di Genova.
Al suo interno, oltre ad affreschi, arazzi e opere d’arte, erano conservati veri e propri tesori della memoria cittadina: il codice diplomatico di Cristoforo Colombo, un cannone di cuoio usato nella guerra di Chioggia, corazze appartenute a donne che presero parte alle crociate, un rostro navale romano recuperato nel porto e la celebre Tavola bronzea di Polcevera, oggi custodita al Museo di Archeologia Ligure.
Il 3 novembre 1777 un terribile incendio distrusse gran parte del corpo centrale dell’edificio, compresi i due saloni principali. La ricostruzione fu affidata all’architetto ticinese Simone Cantoni, che ridisegnò l'edificio in stile neoclassico, più elegante e moderno, ma anche segno forse un po' nostalgico di un passato glorioso ormai in stridente contrasto con una Repubblica ormai economicamente e politicamente indebolita, e che sarebbe definitivamente sparita vent'anni dopo con l'invasione napoleonica.
Con l’annessione al Regno di Sardegna dei Savoia, nel 1815, il palazzo perse la sua funzione politica e venne destinato alla magistratura cittadina, che lo occupò fino al 1976. Con il progressivo trasferimento del tribunale nella nuova sede di Piccapietra, l’edificio conobbe anni di abbandono.
Solo negli anni ’80 del Novecento un grande restauro, guidato da Giovanni Spalla, restituì nuova vita al Palazzo Ducale, trasformandolo in quello che è oggi: un centro culturale pulsante, che ospita mostre, conferenze, eventi e custodisce al suo interno l’Archivio storico di Genova e la Società Ligure di Storia Patria.
Oggi, passeggiando nei suoi saloni e nei suoi cortili, non si cammina solo in un palazzo: si attraversano secoli di storia genovese, tra potere, arte e memoria.
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La mostra del 1978-79
Genova e i genovesi a palermo
Nel 1978 ricorreva il IV Centenario della fondazione della Chiesa “nazionale” di San Giorgio dei Genovesi a Palermo e fu quella l’occasione per dare inizio a un ciclo di incontri e confronti che consentissero la ‘riscoperta’ di comuni legami, economici, sociali e artistici, che affondavano le loro radici quasi un millennio prima e che, nel corso dei secoli, soprattutto fra Quattro, Cinque e Seicento produssero manifestazioni culturali di altissimo livello.
Genova e Palermo sono state naturalmente collegate nei secoli per scambi e rapporti che si sono costruiti lungo quella invisibile linea retta che collegava le due città sulle due sponde opposte del Tirreno. Grazie alle concessioni feudali e ai privilegi, politici, commerciali e finanziari, ottenuti dai regnanti siciliani nei secoli, i Genovesi si stanziarono in Sicilia, e nella capitale del Regno, Palermo consolidando nel tempo il proprio potere commerciale e marittimo, concentrando nelle proprie mani attività come l’esportazione del frumento, di cui avranno a lungo il monopolio, arrivando a finanziare persino la Casa reale spagnola, esercitando così un potere effettivo, sia economico che politico, di fianco a quello ufficiale delle dominazioni straniere che si succedevano sul trono di Sicilia.
Commercianti, armatori e finanzieri, a partire almeno dai Normanni e fino a tutto il 1700 e oltre, i Genovesi furono fra i protagonisti dell’economia e della vita pubblica siciliane, ricoprendo prestigiose cariche politiche e religiose attraverso alcuni esponenti delle famiglie di nobiltà feudale più note nella storia di Genova, i Doria, i Giustiniani, i Grimaldi, i Ventimiglia, o ancora gli Spinola, che agli inizi del 1200 dall’imperatore Enrico VII ebbero persino il privilegio di “battere moneta”.
Grazie alla stretta collaborazione con la Soprintendenza della Liguria e in particolare con la Soprintendente Giovanna Rotondi Terminiello, il II Incontro sul tema "Genova e i genovesi a Palermo" si sviluppò pertanto attraverso una serie di manifestazioni di ampio respiro, che ebbero luogo fra il 13 dicembre 1978 e il 13 gennaio 1979, con un calendario che prevedeva un ciclo ci conferenze, in cui numerosi studiosi erano stati chiamati a riferire delle proprie ricerche. Il medievista Carmelo Trasselli ricostruì il quadro sociale ed economico dei rapporti fra Genova e la Sicilia. Alla storica dell’arte Maria Grazia Paolini fu affidato l’inquadramento delle committenze a pittori genovesi e dei rapporti pittorici fra le due sponde del Mediterraneo. A Dante Bernini la ricostruzione delle committenze agli scultori Domenico e Antonello Gagini. Roberto Patricolo, infine, ricostruì le presenze nobiliari nella Chiesa di San Giorgio dei Genovesi grazie alla lettura delle iscrizioni sepolcrali. Il ciclo di manifestazioni si concluse con le relazioni dei due assessori all’urbanistica di Palermo e Genova, incentrate sul risanamento dei rispettivi centri storici. Nel 1980 si pubblicarono gli atti, che raccoglievano proprio i testi delle conferenze tenute nel Salone del Vecchio Consiglio a Palazzo Tursi.
All’interno delle manifestazioni, spiccava la realizzazione di una mostra documentaria a Palazzo Ducale, anch’essa intitolata Genova e i Genovesi a Palermo, ideata per presentare ai cittadini genovesi una pagina della loro storia attraverso la dimensione, dal punto di vista storico e documentale, dei rapporti intercorsi fra queste due realtà mediterranee in una «linea Liguria-Sicilia», dalla durata talmente lunga da poter essere considerata «strutturale»: così fu definita dal medievista Carmelo Trasselli in occasione proprio della sua relazione. Purtroppo priva di catalogo, è stato possibile ricostruire questa mostra grazie alla documentazione fotografica pervenutaci e fornita dall’Archivio fotografico DocSAI del Comune di Genova, che in questa sala si riporta integralmente.
(testo tratto dalla presentazione di Elisa Bonacini alla mostra virtuale <https://www.artsteps.com/view/67c58d34cd50eff0945bc107>)
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La mostra del 1978-79
Genova e i genovesi a palermo
Nel 1978 ricorreva il IV Centenario della fondazione della Chiesa “nazionale” di San Giorgio dei Genovesi a Palermo e fu quella l’occasione per dare inizio a un ciclo di incontri e confronti che consentissero la ‘riscoperta’ di comuni legami, economici, sociali e artistici, che affondavano le loro radici quasi un millennio prima e che, nel corso dei secoli, soprattutto fra Quattro, Cinque e Seicento produssero manifestazioni culturali di altissimo livello.
Genova e Palermo sono state naturalmente collegate nei secoli per scambi e rapporti che si sono costruiti lungo quella invisibile linea retta che collegava le due città sulle due sponde opposte del Tirreno. Grazie alle concessioni feudali e ai privilegi, politici, commerciali e finanziari, ottenuti dai regnanti siciliani nei secoli, i Genovesi si stanziarono in Sicilia, e nella capitale del Regno, Palermo consolidando nel tempo il proprio potere commerciale e marittimo, concentrando nelle proprie mani attività come l’esportazione del frumento, di cui avranno a lungo il monopolio, arrivando a finanziare persino la Casa reale spagnola, esercitando così un potere effettivo, sia economico che politico, di fianco a quello ufficiale delle dominazioni straniere che si succedevano sul trono di Sicilia.
Commercianti, armatori e finanzieri, a partire almeno dai Normanni e fino a tutto il 1700 e oltre, i Genovesi furono fra i protagonisti dell’economia e della vita pubblica siciliane, ricoprendo prestigiose cariche politiche e religiose attraverso alcuni esponenti delle famiglie di nobiltà feudale più note nella storia di Genova, i Doria, i Giustiniani, i Grimaldi, i Ventimiglia, o ancora gli Spinola, che agli inizi del 1200 dall’imperatore Enrico VII ebbero persino il privilegio di “battere moneta”.
Grazie alla stretta collaborazione con la Soprintendenza della Liguria e in particolare con la Soprintendente Giovanna Rotondi Terminiello, il II Incontro sul tema "Genova e i genovesi a Palermo" si sviluppò pertanto attraverso una serie di manifestazioni di ampio respiro, che ebbero luogo fra il 13 dicembre 1978 e il 13 gennaio 1979, con un calendario che prevedeva un ciclo ci conferenze, in cui numerosi studiosi erano stati chiamati a riferire delle proprie ricerche. Il medievista Carmelo Trasselli ricostruì il quadro sociale ed economico dei rapporti fra Genova e la Sicilia. Alla storica dell’arte Maria Grazia Paolini fu affidato l’inquadramento delle committenze a pittori genovesi e dei rapporti pittorici fra le due sponde del Mediterraneo. A Dante Bernini la ricostruzione delle committenze agli scultori Domenico e Antonello Gagini. Roberto Patricolo, infine, ricostruì le presenze nobiliari nella Chiesa di San Giorgio dei Genovesi grazie alla lettura delle iscrizioni sepolcrali. Il ciclo di manifestazioni si concluse con le relazioni dei due assessori all’urbanistica di Palermo e Genova, incentrate sul risanamento dei rispettivi centri storici. Nel 1980 si pubblicarono gli atti, che raccoglievano proprio i testi delle conferenze tenute nel Salone del Vecchio Consiglio a Palazzo Tursi.
All’interno delle manifestazioni, spiccava la realizzazione di una mostra documentaria a Palazzo Ducale, anch’essa intitolata Genova e i Genovesi a Palermo, ideata per presentare ai cittadini genovesi una pagina della loro storia attraverso la dimensione, dal punto di vista storico e documentale, dei rapporti intercorsi fra queste due realtà mediterranee in una «linea Liguria-Sicilia», dalla durata talmente lunga da poter essere considerata «strutturale»: così fu definita dal medievista Carmelo Trasselli in occasione proprio della sua relazione. Purtroppo priva di catalogo, è stato possibile ricostruire questa mostra grazie alla documentazione fotografica pervenutaci e fornita dall’Archivio fotografico DocSAI del Comune di Genova, che in questa sala si riporta integralmente.
(testo tratto dalla presentazione di Elisa Bonacini alla mostra virtuale <https://www.artsteps.com/view/67c58d34cd50eff0945bc107>)
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il salone del maggior consiglio, 1978-2025
Un tour tra passato e presente
Questo virtual tour intende mostrare il luogo che fu scelto per ospitare la mostra "Genova e i Genovesi a Palermo" del 1978-1979.
La scelta non fu casuale: Palazzo Ducale rappresenta uno dei luoghi più importanti nella storia della Repubblica di Genova. Qui risiedeva e viveva il Doge per tutta la durata del suo mandato, e qui si svolgevano le assemblee più importanti della Repubblica, tra cui il Maggior Consiglio, da cui questo ambiente prende il nome.
La mostra su Genova e i genovesi a Palermo venne svolta in un momento particolarmente significativo per la vita dell'edificio: negli anni precedenti era stato sede della magistratura e del tribunale, e proprio al termine di questa mostra - tra il 1979 e il 1992 - s'intrapresero grossi lavori di restauro e adeguamento per trasformarlo in un ente e luogo culturale di primissima importanza per mostre, conferenze, ed eventi.
Sono dunque state prese foto d'epoca della mostra su Genova e i Genovesi a Palermo (gentilmente concesse dal DocSAI di Genova) e si è cercato di ricollocarle nello spazio attuale.
Questa possibilità di visione "ibrida" degli ambienti è complementare allo studio di dettaglio creato da Elisa Bonacini su ArtSteps, e visitabile al link seguente:
COME PERCORRERE il VIRTUAL TOUR
Il percorso della mostra del 1978-79 partiva dal Loggiato Maggiore e si sviluppava ad anello all'interno del Salone, per poi uscire nuovamente nel Loggiato.
Anziché obbligare su quel percorso, in questo virtual tour si può partire da qualsiasi punto, e vedere liberamente il Salone nel suo aspetto dell'epoca.
Ogni foto d'epoca è corredata da un pulsante in rosso, che permette di visualizzare informazioni su quanto mostrato da essa.
Per nascondere la foto d'epoca e vedere appieno il Salone nel suo aspetto attuale basta cliccare sulla prima icona del menù a scomparsa in alto a destra, che attiva e disattiva la vista delle foto.
Nella vista generale 3D (icona al centro del menù a scomparsa) sono inoltre visualizzabili alcuni punti d'interesse del Salone, come gli affreschi e i dipinti monocromi, con le loro descrizioni.
avvertenza:
Questo tour è stato ideato e realizzato da Elisa Bonacini ed Andrea Paolini su gentile concessione del Comune di Genova; non è consentito il riutilizzo delle immagini e modelli 3D in esso presenti senza previa autorizzazione della Direzione Musei del Comune di Genova.
## Tour
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